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MAG UN WRITER - FILM

 

R. BARTHES
Il muro è lo spazio topico della scrittura moderna. Nessuno ha scritto sul muro e tutti lo leggono.
No, non è affatto evidente che la scrittura serve a comunicare, è SOLO per un abuso del nostro etnocentrismo che noi attribuiamo alla scrittura delle funzioni puramente pratiche di contabilità, di comunicazione, di registrazione, censurando il simbolismo che muove il segno scritto.

Il progetto di scrivere una sceneggiatura su un ragazzo nasce nel 2002, quan do leggo un articolo che si riferisce ad un ragazzo che muore fulminato da una scarica elettrica in metropolitana a Milano.
Il ragazzo è uno che in gergo viene denominato “writer”, scrittore di muri. Mi interesso del fenomeno e scribacchio una breve sinossi che dapprima è solo l'idea e poi piano piano diventa una prima forma di storia di un ragazzo che contesta il padre e scrive sui muri.


Il progetto vero e proprio inizia nel 2003 con un incontro tra me e un vero writer di nome Alessandro.


Scritto in prima persona da stefano fanzutti:
Alessandro è un ragazzo sveglio di appena poco più di trent'anni, veneto con un passato da “scrittore” in piena regola. Inizia a parlarmi a braccio della sua esperienza e non nasconde un po' di imbarazzo. Parla di ricordi più o meno lontani nel tempo, di gesta, di azioni nella notte..parla di un tentativo di esserci..sui muri. Da quella conversazione mi interesso al fenomeno, appaiono nella memoria gesti pittorici primitivi della mia esperienza, tentativi con il segno..Mi chiedo come facciano a farli i segni, “fisicamente”, mi chiedo quale idea hanno, se ne hanno una, di loro stessi, di ciò che rappresentano.

Poi mi si confondono la memoria con la realtà, inizio ad essere attento a quello che viene chiamato un “fenomeno globale”, un salto dentro l'omologazione predetta da Pasolini, ma non è proprio così..
i pantaloni da rapper e le scarpe da breaker, nomi in inglese che non vogliono dire molto a persone di cultura europea di 50, 60 anni se non per passaparola dai nipoti che vestono alla moda. Le multinazionali e le case di abbigliamento sportivo seguono con attenzione questo mercato.


Non c'è un'idea dello Stato
come per i gruppi eversivi degli anni 70, non c'è quindi un nemico sintetizzato in una formula ereditata da un setaccio di teorie a cavallo tra la filosofia e la storia..
Si fa qualcosa di semplice ma forse in un modo complicato.
Si prende una bomboletta in negozi oramai specializzati, ci si veste in un certo modo..si cerca un luogo..e là nell'inacessibile, si crea il tag, la firma veloce e poi eventualmente con un progetto architettonico mentale, una bomb, uno spazio colorato.
Gli inizi del progetto
Le suggestioni delle conversazioni con Alessandro, le letture di alcuni libri sull'argomento tra i quali “Subway art” di Martha Cooper ed Henry Chalfant, “Pittura dura, dal grafitismo alla street art” edito da Electa, un articolo di cronaca apparso sul corriere della sera il 17 giugno 2002 dal titolo:
“Muore folgorato a 15 anni per i graffiti”.
L'articolo parla della morte di Marco Z., 15 anni, che in un sabato notte si avventura nei meandri di una stazione periferica di Milano per fare il suo primo disegno da grafittaro. Una scarica da 750 volts lo uccide.
Si firmava Kiere.
Parla anche del suo compagno Horge Luis e del suo mondo.
L'articolo mi suggestiona.Da questo articolo mi viene subito la prima idea

LA PRIMA IDEA

Tutta l'azione al presente si svolge in uno spazio che è quello della postazione X dove il trio si riunisce al tronchetto, il posto deputato alla prova.
Si segue un percorso nella città, quel preciso percorso verrà poi rifatto esattamente dal padre, che vuole a tutti i costi mettersi le scarpe del figlio morto.

E' vero questo:
Il primo inventarsi il tag più bello.
Il secondo forse il più importante:
LASCIARE LA PROPRIA FIRMA NEI POSTI DIFFICILI, INACESSIBILI, RISCHIOSI.

Scrivo in fretta una prima bozza e cominciamo a provare con i primi interpreti potenziali che si avvicinano al progetto
Seon, il maestro
Gigi : Gi
Orazio: Hor
Massimo detto Mag, il più giovane di tutti, ha forse 14 anni

Denia, la mamma di Mag
Gherardo, il padre di Mag

 

linguaggio - slang

Parole Utiliaerosol: sospensione di particelle di vernice, contenuta in un barattolo sotto pressione
Bar letter: stile spigoloso in cui le lettere sono costruite e collegate con forma a barra
B-boy: chi ha lo stile hip hop o della innar city/ballerino
Beef: alterco/problema
Bite: copiare
Bomb: coprire abbondantemente con il proprio nome un treno o altra superficie
Buff: la pulizia delle carrozze da parte di autorità
Burner: pezzi colorati e ben elaborati
Crew: un gruppo di persone che si conoscono bene
Diss: mancare di rispetto, parlar male di qualcuno
Fat cap: tappino speciale usato per riempire le superfici più grosse, con un tratto molto spesso
Fly: mega, bello o buono, sopra la media, una bella storia
Gettin around: far girare il proprio nome
Go off: portare un gesto e un azione fino all'estremo.
Hardcore: totalmente sopra la media, al di là della norma
Hearth bottom letters: lettere con la base a forma di cuore
Lay up: binario sotterraneo o sopraelevato in cui vengono parcheggiati i treni
Loaf: semicerchio ovale che spunta all'estremità della lettera
Married couple: due vagoni uniti, che funzionano come uno solo
Masterpiece: una parola con le lettere stilizzate che abbia un outline e dei pienoni
Na Mean: capisci?
The shit: una storia mega, potente
Toy: in origine un writer senza alcuno status, di solito per mancanza di bombino o di pezzi
Wack: marcio
Whole car: pezzo che prende tutta la superficie del vagone
La prima bozza non funziona, incontro una regista che lavora a Milano, Antonella Rocchi. Parlando con lei e con i fratelli Micky e Giancarlo Degni dello “studio Degni” comincio ad elaborare meglio la struttura e apporto anche alcune modifiche alle coerenze tra tempi, azioni e personaggi.


I personaggi vengono ampliati fino a trovare una loro completezza.


Personaggi:
Mag: il protagonista, un ragazzino di 15 anni
Seon, il maestro
Gonna: Gi una ragazzina
Orazio: Hor
Robert: Ro
Dark lady: Rose una ragazza di colore
Rita : una giornalista
Jonny: un tecnico televisivo
Una ragazza


La madre: Denia
Il padre: Gherardo


Altri personaggi
1Un ispettore di polizia Draghi
2 Un ispettore di polizia giustiniani
Un magistrato
1° persona
2° persona
3°persona
1° ragazza
un medico
tre poliziotti
Il poliziotto Giovanni
Bambini
comparse.

Viene introdotta la figura del cieco.


Il cieco è un personaggio simbolico, ma non fiabesco, avvolto in un alone di mistero proprio perché privo realmente di vista con il suo incedere ci fa vedere a noi spettatori un possibile disegno, alcune tracce di un nostro futuro e nello specifico svela segni e significati del film..non viene visto dai personaggi, la sua presenza è visibile a noi tutti ma invisibile per coloro che gli sono a contatto. Sta con i personaggi in tutti i luoghi senza essere visto, ma solo di tanto in tanto e per alcuni istanti percepito.

Mag, un writer


00. Oggettiva di un cieco che indossa delle scarpe di gomma, scarpe da breaker. Cammina strascicando i piedi e tasta un muro con il bastone..sentita la superficie con un
gesto attento, individua misteriosamente i contorni di un disegno in ogni sua parte.
Vengono introdotti i personaggi di Bala e Zeno, interpretati da due ragazzi di colore.
Gli interpreti, provenienti in parte dall'ambiente del teatro professionale e amatoriale e in parte conosciuti in situazioni casuali, quindi anche persone che non sono mai salite su un palco sono via via cambiati nel tempo per diversi motivi: la lunghezza del progetto, le loro rispettive professioni che non davano loro il tempo necessario di applicarsi, mie scelte in relazione allo sviluppo della vita del progetto che nel tempo ha manifestato diverse ed imprevedibili evoluzioni.Denia comincia a essere interpretata da Daniela Zorzini
e Gherardo da Giancarlo Freschi, poi prenderà il ruolo del padre definitivamente Leonardo Comini.


I codici

Perché i codici: mi sembra un'idea che da una parte può avvicinarsi al codice intrinseco che esprime un tag, dall'altra mi permette di introdurre un'idea di suspence, una gara vera e propria indetta poi da uno dei tanti media televisivi così carichi talvolta di cinismo e dead line per qualsiasi attivita' e cominciare a parlare di come la concezione del tempo contemporaneo determini comportamenti e poi anche in un crescendo di emozioni e sentimenti.


titolo: Mag - Un Writer

Questa è arte fatta in segreto per la gente; è arte che si suppone non debba esistere; è arte su soggetti seri messa dove tutti possono vederla; è un'arte estremamente bella per mostrare quanto buone potrebbero essere le cose.


Il progetto nasce nel 2002 con un idea che si sviluppa a partire da tre articoli di cronaca apparsi sul corriere della sera del 17 giugno 2002:
“Muore folgorato a 15 anni per i graffiti” di Alberto Berticelli, “I genitori: “Fin da piccolo aveva la passione per i murales” di Paolo Foschini, “Il popolo dello spray: la città è grigia, noi la coloriamo” di Claudia Voltattorni
Dal quel fatto ben esposto in questi articoli ho tratto il soggetto e quell'episodio in cui un ragazzo, che si firmava Kiere, diventa elaborato una storia che narrativamente parla di elementi come:
il conflitto generazionale padri-figli eterno e sempre attuale
la realtà dei graffittari
la loro espressione e il loro vandalismo, un paradosso della contemporaneità
la difficoltà delle istituzioni e delle forze dell'ordine di avvicinarsi a quel mondo cercando di capirne le ragioni o le irrazionalità profonde
l'anarchia e la volontà eterna di espressione dei giovanissimi
il disagio all'interno delle famiglie.
In particolare il personaggio del padre, un rappresentante della polizia è uno dei perni del film:


un poliziotto
ma soprattutto un uomo la cui tragedia personale viene vissuta fino in fondo in un dolore di padre che spalanca di colpo le porte di una comprensione profonda della realtà e libera il campo dai paraocchi e dai pregiudizi che talvolta lo scorrere frettoloso dei giorni crea a tutti.
Viene anche evidenziato che anche la polizia a contatto con una realtà che può diventare difficile tanto da usare certi metodi può però usare anche altre “armi” come la comunicazione e la prossimità a nuclei disagiati e difficili.
La storia comunque cerca di parlare al cuore dello spettatore e di evidenziare ragioni e posizioni estremamente contraddittorie che si uniscono in un momento di tragedia come succede per i delitti di mafia o per le calamità naturali.


E' IL PRIMO LUNGOMETRAGGIO DI STEFANO FANZUTTI

Alcune notizie sull'autore


Diplomatosi all'Accademia Udinese “NICO PEPE” in regia teatrale e formatosi come regista cinematografico attraverso alcune esperienze sul campo con Ermanno Olmi a “Ipotesi Cinema”, con Senel Paz, sceneggiatore cubano in Spagna, con la frequentazione della scuola “Immagina” di Giuseppe Ferito di Firenze.